Pallone&Pentole, Gigi e i fagioli messicani

In alto, una caricatura di Gigi Riva, qui sopra un zuppa di fagioli alla messicana

di Alex Ziccarelli

Seconda puntata di Pallone e Pentole, rubrica dello chef Alex Ziccarelli nella quale si abbina un famoso calciatore ad un piatto che si abbina alle sue gesta. Oggi e' la volta della bandiera del Cagliari, Gigi Riva.Gigi Riva

Ogni volta che parlo di Gigi Riva non posso fare a meno di ricordarlo, con una certa nostalgia, come uno dei più grandi esempi di un calcio romantico che non esiste più.

Nasce a Leggiuno, sulle rive del Lago Maggiore, in provincia di Varese e, dall’oratorio, venne acquistato dal Legnano e poi in seguito dal Cagliari, dove immediatamente pensò di restarvi il meno possibile, lui che a 15 anni lavorava come apprendista elettrauto in una officina e che diventò uno dei più forti attaccanti che l’Italia abbia mai avuto e che tuttora detiene il record di goals, 35 in 42 presenze, arrivando a sfiorare il pallone d’oro nel ‘69, secondo solo a Gianni Rivera.

Passa alla storia con un appellativo che evoca qualcosa di estremamente potente, ineluttabile e indistruttibile, “rombo di tuono’’ per la potenza del sinistro e dei colpi di testa.

Un amore, il suo, per la Sardegna nato inaspettatamente: vedeva gli arbitraggi sempre a sfavore, gli insulti coloriti dei tifosi avversari ai sardi ma anche tanti tifosi provenienti da ogni dove, dalla Germania, dall’Olanda, dall’Inghilterra, orgogliosi di esserlo sardi. Come poteva lui, il loro eroe, abbandonarli?

Un amore che ha avuto il suo culmine nella stagione 1969-70 quando con il Cagliari vinse lo scudetto e due anni prima con la Nazionale l’Europeo. Sempre nel ‘70 fece parte della spedizione italiana in Messico che arrivò seconda solo al Brasile di Pelè nella finale mondiale dopo aver trionfato nella storica semifinale con la Germania, dove ebbe anche l’opportunità di segnare ma anche di assurgere a fama internazionale, vista la potenza con cui era solito calciare il pallone.

Rombo di tuono era il suo soprannome, coniato per lui da uno dei più grandi giornalisti sportivi, Gianni Brera. Ma, insieme agli altri compagni vicecampioni del mondo, era anche uno dei “messicani’’.

Rombo di tuono e, quindi, messicano portano sia per analogia che, per così dire, effetto conseguente a pensare ad una ricetta usatissima ed oramai internazionale, i fagioli alla messicana.

La zuppa di fagioli neri messicana è un piatto tradizionale, molto saporito e sostanzioso per la presenza non solo dei legumi, ma anche della pancetta affumicata che lo rende davvero appetitoso.

Questa zuppa di fagioli viene generalmente accompagnata con tortillas di farina bianca, usate anche per realizzare i burritos di carne o verdure, che fungono da pane e si possono quindi gustare insieme alla zuppa di fagioli.                                       

INGREDIENTI:

Cannella in polvere 1 pizzico.      PREPARAZIONE:                       Mettete in ammollo i fagioli neri per 12 ore in acqua fredda (fatelo la sera prima della preparazione e lasciateli in ammollo tutta la notte).
Sciacquate i fagioli e scolateli. Mettete in un tegame l’olio, il peperoncino (intero o a pezzetti), la cipolla e l’aglio tritati, il pezzo intero di pancetta affumicata e l’alloro; fate soffriggere il tutto a fuoco dolce e poi aggiungete il pomodoro tagliato a cubetti, la cannella e in ultimo i fagioli neri. Aggiungete il brodo di pollo e fate cuocere per circa 45 minuti a fuoco basso, coprendo il tegame con un coperchio e lasciando un piccolo sfiato. A cottura avvenuta dei fagioli, aggiustate di sale e di pepe e servite la zuppa di fagioli neri messicana accompagnandola con delle tortillas.

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